Semafori rossi, ingorghi e aerei mancati: e se fosse il tempo a gestire noi?

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Come vi comportate quando, alla guida dell’auto, benché già in ritardo per il primo appuntamento della giornata, siete costretti a fermarvi a causa del semaforo rosso, escludendo l’ipotesi di tentare un attraversamento di fortuna a rosso pieno?

Ai semafori rossi e agli stop, tendiamo a fermarci in estrema prossimità del veicolo che ci precede, perché pensiamo di avere più probabilità di attraversare l’incrocio prima che scatti nuovamente il rosso e di arrivare a destinazione in tempi ridotti, anche se così aumenta sensibilmente il rischio di tamponamento.

Mi dispiace dirvi che questa è una convinzione errata.

A studiare il fenomeno Jonathan Boreyko, un ingegnere americano, che ha ricreato la scena del semaforo su una pista di prova, dimostrando che gli automobilisti che si attaccavano al paraurti del veicolo davanti al loro, non procedevano più rapidamente. Pur essendo appena più vicini al semaforo, in realtà impiegavano più tempo a ripartire e i due fattori, di fatto, si annullavano a vicenda. In altri termini: più cerchi di fare in fretta, meno tempo risparmi. Il rischio di incidenti si alza, invece, molto di più.

Allo stesso modo degli automobilisti, quando si ha a che fare con scrittura e attività creative gli addendi non cambiano: l’impazienza non paga (quasi mai), compresa quella delle persone che quando sono sotto pressione diventano inarrestabili.

Anche se all’apparenza pare di produrre molto di più con la pistola delle scadenze puntata alla tempia, affrettarsi a finire qualcosa ha un costo che bilancia o supera i benefici: si rischia in realtà di impiegare più tempo, lavorando peggio, di essere più stanchi o di danneggiare ciò che già è stato fatto. Smettete quando il tempo scade e imparerete l’autodisciplina, continuate e asseconderete la vostra insicurezza.

La tristezza dei voli perduti

Il rammarico di essere arrivati in ritardo o di non arrivare affatto è simile a quello che si prova quando si ha a che fare con un volo aereo.

Immaginate che Maria e Andrea debbano prendere due diversi voli che partono dallo stesso aeroporto e alla stessa ora.

Per raggiungere l’aeroporto stanno viaggiando sullo stesso taxi, ma a causa del traffico arriveranno in aeroporto 30 minuti dopo l’orario di partenza dei loro voli.

All’arrivo in aeroporto scopriranno che il volo di Maria è partito in orario; quello di Andrea è partito invece con 25 minuti di ritardo. Chi è due è più contrariato? Chi è il più triste?

L’impazienza non paga (quasi mai), compresa quella delle persone che quando sono sotto pressione diventano inarrestabili.

Di fronte a situazioni di questo tipo tendiamo a immaginare scenari alternativi che sarebbero potuti accadere, ma non sono accaduti, smontando il nostro passato per ricostruire il futuro che si sarebbe potuto realizzare.

Quasi tutti rispondono Andrea: avendo perso l’aereo per soli cinque minuti, si immagina che avrebbe potuto prenderlo, se solo una piccola azione fosse stata diversa, magari partendo leggermente prima…

Le Neuroscienze hanno monitorato le espressioni facciali dei secondi e terzi classificati alle olimpiadi del 1992 per valutare quanto il pensiero influenzasse i loro stati d’animo.

Hanno osservato che i secondi classificati con la medaglia d’argento erano meno sorridenti dei bronzi, i terzi classificati. Questo effetto è dovuto al fatto che gli argenti erano arrivati più vicini alla vittoria e quindi risultava molto più facile pensare e immaginare variabili della loro gara che li avrebbero portati al primo posto, facendo quindi crescere il rammarico. I bronzi, più sorridenti dei secondi classificati, erano arrivati più vicini alla loro non vittoria, quindi per loro era molto più semplice pensare agli accadimenti possibili che li avrebbero portati fuori dal podio, motivo per il quale erano più sorridenti.

L’euristica della simulazione o pensiero controfattuale è capace di influenzare la comprensione degli eventi, degli altri e dei loro stati d’animo, ma in modo disequilibrato. Non a caso tale scorciatoia è una derivazione dell’euristica della disponibilità, intesa come modalità adottata per ricordare informazioni rilevanti per l’attività di giudizio. Nel caso dei voli persi, in conclusione, gli scontenti avrebbero dovuto essere entrambi i passeggeri in egual misura.

La prossima volta che perderete un treno, un aereo o rimarrete imbottigliati nel traffico o non avrete il successo sperato in qualche competizione… ricordatevi di queste euristiche per usarle a vostro vantaggio e lenire così il dolore del ritardo o della sconfitta…

Laura Mondino

Bibliografia

  • Ahmadi A.F., Berrier A.S., Doty W.M., Greer P.G., Habibi M., Morgan F.A., Waterman J.H.C., Abaid N., Boreyko J.B., Latent heat of traffic moving from rest, New J. Phys. 19 – 2017
  • Johnson J.T., The knowledge of what might have been: affective and attributional consequences of near outcomes, Personality and Social Psychology Bulletin, vol. 12, 1986;
  • Kahneman D., Tversky A.,The Simulation Heuristic, Technical rept, 81, Standard Univ. Dept. of Psychology
  • Kahneman D., Tversky, Variants of uncertainty, Cognition, Vol. 11, 1982
  • Boice R., Advice for new faculty members: nihil nimus, Allyn and Bacon, 2009