Dalla tradizione all’innovazione: il viaggio di Alice in Essay Group

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Cosa spinge una giovane donna, dopo un master e un anno all’estero, a tornare alle origini e prendere le redini dell’azienda di famiglia? Per Alice Pretto, il richiamo non è solo professionale: è un atto di responsabilità, visione e amore per la propria storia. Nel 2017, a soli 24 anni, diventa Amministratore Unico di Essay Group, dando il via a un percorso condiviso con il fratello Luca, fondato su innovazione, ascolto e una leadership autentica. L’acquisizione dell’azienda nel 2024 segna un momento decisivo: il passaggio ufficiale alla nuova generazione. Una storia di transizione che diventa anche un racconto di legami, coraggio e futuro, tanto da essere trasformata in un libro, “Senza Fine. Il viaggio di un’impresa familiare”.

Oggi Alice è anche Vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, e continua a distinguersi per la sua capacità di coniugare sensibilità umana e determinazione strategica. In questa intervista, ci racconta le sfide, i valori e le competenze che l’hanno guidata e l’importanza di saper ascoltare, sé stessi e gli altri, per costruire un’impresa davvero sostenibile e autentica.

Alice, dopo gli studi universitari e il master sei entrata nell’azienda di famiglia. Cosa ti ha spinto a fare questo passo e quali sono stati i tuoi primi obiettivi all’interno di Essay Group?

Dopo il master mi sono concessa un anno di approfondimento all’estero, con l’intento di chiarire quale direzione professionale intraprendere. Tuttavia, le esigenze familiari e le necessità dell’azienda hanno reso naturale il mio ingresso in Essay Group. Dopo un periodo di formazione mirata, nel 2017 sono diventata Amministratore Unico all’età di 24 anni.

È stato un momento di grande responsabilità, ma anche di forte coesione familiare: per i due anni successivi abbiamo lavorato insieme con determinazione per dare una nuova prospettiva all’azienda. Proprio in quel periodo, io e mio fratello Luca abbiamo scoperto di condividere la stessa visione imprenditoriale. Da quel momento abbiamo iniziato a operare come una vera squadra, dentro e fuori dal lavoro. Dal 2020, infatti, gestiamo operativamente l’azienda fianco a fianco.

Il 2024 è stato un anno cruciale, con l’acquisizione dell’azienda insieme a tuo fratello. Come hai vissuto questo passaggio generazionale?

L’ho vissuto come la naturale evoluzione di un percorso intrapreso con consapevolezza e, soprattutto, insieme. È una strada condivisa, fatta di energia, responsabilità e passione, ma anche di paure e incertezze, che emergono quando i soci smettono di essere solo tali e si mostrano anche come genitori. In questi anni, affiancandoli, ho capito profondamente che il vero passaggio è stato soprattutto il loro. I nostri genitori sono stati capaci di guardare oltre, di credere in noi, di riconoscere i nostri talenti e, con grande generosità, di delegare ciò che fino a quel momento era stato il loro sogno imprenditoriale. È un passaggio delicato ma fondamentale, in cui comunicazione, dialogo e rispetto diventano essenziali.

Oggi continuano a sostenerci in una nuova veste, sempre pronti a spronarci e a offrire la loro esperienza. E noi, come nuova generazione, ci approcciamo con senso di responsabilità ancora maggiore, a volte persino con più prudenza. Questo passaggio generazionale non ha solo portato un rinnovato equilibrio in azienda, ma ha anche permesso alla nostra famiglia di ritrovarsi e riscoprirsi ancora più unita. Per questo abbiamo voluto scrivere il libro di questo percorso: “Senza fine. Il viaggio di un’impresa familiare” scritto da Andrea Bettini, edito da Post Editori.

Come riesci a conciliare la spinta all’innovazione con la tradizione di un’impresa familiare?

Credo che l’innovazione sia un’arte che nasce proprio dalla tradizione. È un processo che ha molto a che fare con l’approccio personale, con i valori in cui ci riconosciamo e con l’esperienza, che implica prima di tutto ascolto. Innovare non significa stravolgere, ma migliorare. Vuol dire, ad esempio, digitalizzare processi che conservano ancora un’anima artigianale, adottare nuovi strumenti per raccontarsi al mercato, o affrontare con prontezza il cambiamento organizzativo e operativo.

Ciò che fa davvero la differenza è l’approccio: la capacità di preservare il know-how, di intercettare velocemente bisogni e vuoti di mercato, e di rispondere con flessibilità e visione. Questo equilibrio tra radici solide e apertura al nuovo ci ha permesso di posizionarci con successo su nicchie altamente specializzate, offrendo soluzioni su misura che ci differenziano.

Alice Pretto, Presidente di Essay Group Srl,
Vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, con delega alla Cultura di Impresa
e Politiche Industriali.

Quanto contano le soft skill per un giovane imprenditore in un contesto ad alta complessità? E quali reputi davvero irrinunciabili?

Oggi più che mai, le soft skill sono fondamentali. In un contesto complesso e in continua evoluzione, saper ascoltare è una delle competenze più preziose. Ma lo è anche – soprattutto per chi ricopre un ruolo di leadership – la capacità di delegare e di fidarsi. Sarebbe senz’altro più semplice fare tutto da soli: il risultato sarebbe esattamente come lo immaginiamo. Ma la vera sfida – e anche il vero valore – sta nel costruire un team di persone che abbiano cura di ciò che fanno, che si sentano parte di un progetto e che trovino lo spazio per esprimersi e crescere. Perché è solo facendo crescere le persone che può davvero crescere un’impresa.

Le soft skill irrinunciabili? Ascolto attivo, empatia, flessibilità, visione e la capacità di creare relazioni autentiche. Sono queste le qualità che fanno la differenza, soprattutto nel lungo periodo.

Nel tuo percorso in Confindustria e in altre associazioni o istituzioni, quali competenze relazionali e comunicative ti sono state più utili per costruire visioni condivise e guidare gruppi eterogenei?

La prima competenza, per me, è sempre stata l’ascolto. Conoscere a fondo il gruppo e l’ambiente in cui si opera è essenziale per generare fiducia e creare coinvolgimento reale. L’ascolto attivo permette di costruire un confronto autentico e costruttivo, in cui anche le divergenze diventano un’occasione di crescita.

Guidare gruppi eterogenei richiede empatia, apertura e la capacità di mediare, ma anche la determinazione di fermarsi, quando necessario, per riflettere insieme e trovare una direzione davvero condivisa. Non si guida da soli: ho la fortuna di essere affiancata da persone che mi arricchiscono ogni giorno. È in questo scambio continuo che nascono le visioni più solide e inclusive.

C’è un consiglio o un messaggio che ti senti di rivolgere alle giovani imprenditrici che stanno iniziando il loro percorso di carriera?

Non cercate di fare tutto da sole. Circondatevi di persone che condividano il vostro entusiasmo e credano nel vostro progetto tanto quanto voi. Il confronto è una risorsa preziosa, così come lo è la formazione continua.

Siate pragmatiche: se un’idea non funziona o si dimostra economicamente insostenibile, abbiate il coraggio di lasciarla andare. Ogni esperienza, anche quella che sembra un passo indietro, è in realtà parte del percorso che vi porterà a realizzare i vostri obiettivi – o forse, i vostri sogni. E, soprattutto, imparate ad ascoltare. Gli altri, certo, ma anche voi stesse. L’ascolto è uno strumento potente di cambiamento e crescita, personale e professionale.

Daniela Caraiman