Fondazione Leonardo e il futuro della scuola: intervista a Ilaria Iacoviello

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L’istruzione sta vivendo un’evoluzione senza precedenti. L’innovazione tecnologica sta rivoluzionando il modo in cui apprendiamo, mentre le competenze trasversali diventano sempre più essenziali per affrontare un mondo in rapido cambiamento. Ma come si può bilanciare l’utilizzo delle nuove tecnologie con il valore delle relazioni umane nell’apprendimento? Quali strumenti servono davvero per preparare le nuove generazioni?

A queste domande risponde Ilaria Iacoviello, Head of Education di Fondazione Leonardo, professionista con una lunga esperienza nel mondo dell’informazione e della divulgazione. Dopo quasi vent’anni come giornalista per Sky TG24, raccontando il mondo della scuola e dell’educazione attraverso reportage, inchieste e trasmissioni tv, oggi guida un progetto che mira a ridisegnare la formazione in Italia, mettendo al centro studenti, docenti e il valore della conoscenza.

Dalle iniziative educative innovative come “A scuola di STEM” ai nuovi format che porteranno la Fondazione Leonardo direttamente nelle scuole, Iacoviello traccia un quadro chiaro delle sfide e delle opportunità che caratterizzano il settore. L’obiettivo è ambizioso: non solo trasmettere nozioni, ma sviluppare il pensiero critico e fornire agli studenti gli strumenti per affrontare le sfide del domani con consapevolezza e spirito d’innovazione.

Il suo percorso professionale l’ha portata a ricoprire il ruolo di Head of Education presso Fondazione Leonardo. Quali esperienze e scelte strategiche hanno segnato questo viaggio?

Prima di ricoprire questo ruolo, sono stata giornalista per Sky TG24, dove per quasi vent’anni mi sono occupata di education. Soprattutto durante gli anni del Covid-19 ho condotto trasmissioni e inchieste che raccontavano le difficoltà delle scuole, che, pur trovandosi impreparate di fronte a un evento senza precedenti, hanno cercato di reagire al meglio.

Proprio in quel frangente ci siamo tutti resi conto dell’importanza dell’insegnamento per i ragazzi, gli insegnanti e le famiglie, non solo da un punto di vista didattico, ma anche sociale. È nata così la trasmissione Ragazzi Interrotti e poi il mio libro Due settimane, forse un anno, edito da Giunti Editore, che racconta le difficoltà vissute dai giovani in quel periodo di enorme incertezza, solitudine e isolamento.

Le scelte intraprese durante il mio percorso professionale sono caratterizzate da due costanti: mettere sempre i ragazzi al centro e confrontarmi con professori, dirigenti e persino fino al Ministero dell’Istruzione.

Qual è il ruolo della Fondazione Leonardo nel panorama formativo italiano e quali sono i progetti più rilevanti in corso?

La missione principale della Fondazione è la divulgazione scientifica rivolta ai giovani. L’obiettivo principale dello scorso anno è stato farci conoscere.

A questo scopo, abbiamo realizzato A scuola di STEM, una serie di lezioni online su tematiche innovative come intelligenza artificiale, cybersicurezza, robotica, sostenibilità, nuovi materiali, spazio e fisica quantistica. Le lezioni sono rivolte agli studenti di scuole elementari, medie e superiori, calibrando il linguaggio in base alla fascia d’età.

Abbiamo inoltre partecipato a importanti eventi legati al mondo della scuola e della scienza, come Didacta, Festival della Scienza, Campbus, Maker Faire e Festival dei Giovani. Quest’anno saremo presenti direttamente nelle scuole con due nuovi format: Leonardo at School e L’impresa del Racconto. Non voglio anticipare troppo, ma io e il mio team non vediamo l’ora di iniziare!

Come Fondazione Leonardo sta ridefinendo il modo in cui le nuove generazioni si preparano al futuro?

Per noi è fondamentale mettere i ragazzi al centro, aiutandoli a comprendere, insieme agli insegnanti, le loro potenzialità. Cerchiamo di trasmettere l’importanza sia delle competenze digitali e tecnologiche legate alle nuove professioni, sia delle soft skills, indispensabili in ogni ambito.

Viviamo in un’epoca caratterizzata da un eccesso di informazione: per questo è essenziale che i ragazzi sviluppino un pensiero critico. Il confronto con esperti del settore, capaci di comunicare con un linguaggio vicino al loro, è una strategia efficace per stimolare la riflessione.

Tematiche attuali come l’intelligenza artificiale, se utilizzate consapevolmente, possono diventare strumenti fondamentali per l’apprendimento. Il nostro obiettivo è aiutare gli studenti a comprendere i rischi e le opportunità che queste tecnologie offrono.

A proposito di tecnologie, mettere i ragazzi al centro significa anche capire  il loro “modus operandi” nell’avere informazioni a riguardo: capire quindi non solo il loro modo di utilizzare strumenti digitali ma anche il loto modo di apprendere usandoli.

Ilaria Iacoviello,
Head of Education di Fondazione Leonardo

Quali principi ispirano la sua visione nel settore della formazione e in che modo li traduce in azioni concrete?

Inclusione, innovazione e formazione continua sono i pilastri del nostro lavoro. Per questo ci impegniamo a partecipare direttamente a eventi che coinvolgono studenti e docenti. Parallelamente, creiamo risorse didattiche innovative per arricchire le lezioni in classe, affrontando temi che i giovani sentono più vicini alla loro esperienza quotidiana rispetto alla programmazione tradizionale.

Non adottiamo più la lezione frontale: ci aggiorniamo costantemente e manteniamo uno sguardo internazionale, in modo da offrire un approccio sempre più coinvolgente e dinamico.

Nel mondo dell’education, il digitale sta cambiando le regole del gioco. Come si può garantire un equilibrio tra innovazione tecnologica e valore delle relazioni umane nell’apprendimento?

È fuori discussione l’utilità della tecnologia nella didattica per rendere più accessibile ed efficace l’apprendimento. Tuttavia, è fondamentale non trascurare il rapporto umano tra docenti e studenti. L’apprendimento diventa davvero significativo quando riesce a suscitare emozioni.

Ne abbiamo parlato durante un panel al Liceo Scientifico Digitale Matteucci di Roma, intitolato Il potere delle emozioni nelle STEM. Il ruolo del docente resta centrale: la sua esperienza e umanità fanno la differenza. Le tecnologie devono essere strumenti per migliorare l’insegnamento, senza mai sostituire le relazioni umane.

Luca Brambilla