Roberto Farina: Un Viaggio tra Ricerca, Innovazione e Chirurgia Orale

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Dalla laurea in odontoiatria al ruolo di Professore Associato universitario, passando per esperienze internazionali e progetti di ricerca all’avanguardia, la carriera di Roberto Farina è un esempio tangibile di come passione, dedizione e innovazione possano tracciare il cammino di un professionista. Oggi, il Professor Farina è riconosciuto come una delle personalità di spicco nel campo della chirurgia orale e delle malattie odontostomatologiche, grazie alla sua visione pionieristica e all’approccio innovativo che ha saputo applicare alla sua disciplina.

Lei oggi è Professore Associato e titolare dell’insegnamento di Chirurgia Orale all’Università di Ferrara. Quali sono stati gli step principali della sua carriera?

Le posizioni che ho ricoperto nella mia vita accademica, dalla mia Laurea ad oggi, sono diverse: dapprima, da neolaureato, mi sono inserito come allievo interno, per poi prendere servizio come borsista di ricerca e ricercatore. Infine, ho assunto il ruolo di Professore Associato di Malattie Odontostomatologiche.
Nel corso degli anni ho affinato ulteriormente le mie competenze attraverso un Dottorato di Ricerca in Chirurgia Oro-Maxillo-Facciale, che mi ha addestrato alla ricerca clinica nel mio specifico settore di interesse, nonché un Master in Ricerca Clinica ed Epidemiologica, che mi ha reso autonomo nella progettazione e nel coordinamento di sperimentazioni cliniche.
Nell’ambito del mio percorso di Dottorato, inoltre, ho trascorso un periodo come Visiting Research Fellow presso l’Università del Michigan, esperienza che mi ha consentito di espandere il mio network di collaborazioni ed esplorare nuove opportunità di ricerca.

Quali sono state le sfide più importanti che ha affrontato durante il suo percorso?

Analogamente a tanti odontoiatri che, come me, hanno deciso di intraprendere la via accademica, la sfida principale è stata sviluppare, in parallelo, le mie competenze cliniche, le mie capacità didattiche e i miei interessi di ricerca. Destinare in modo bilanciato le proprie energie a queste tre attività non è sempre cosa semplice. Da docente universitario, un’ulteriore sfida è stata, ed è tuttora, quella di investire saggiamente nella mia crescita professionale mantenendo, al contempo, una progettualità ben definita per la formazione e crescita dei giovani talenti che mi affiancano.

Roberto Farina, Professore Associato e titolare dell’insegnamento di Chirurgia Orale, Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, Università di Ferrara

Come incoraggia e sostiene lo sviluppo delle soft skill tra i suoi studenti e colleghi? Quali reputa essere quelle più importanti nel suo contesto e quali ha dovuto sviluppare durante il suo percorso?

Il percorso di apprendimento degli studenti e dei giovani colleghi che mi affiancano quotidianamente si articola, per sommi capi, in tre fasi. Di queste, la prima è l’imitazione, che fornisce una conoscenza pressoché omogenea per tutti. La seconda fase è quella della contaminazione, che necessita di opportunità di team building, confronto e diversificazione delle esperienze. In ultimo, il processo di apprendimento dovrebbe concludersi nell’acquisizione della propria identità e autonomia professionale, che presuppongono idee originali e capacità di attrarre e gestire risorse.


In tutto questo, una delle soft skill che ritengo più importante è senza dubbio il problem solving: in qualsiasi ambito, sia esso clinico, didattico o scientifico, è fondamentale saper definire in modo chiaro un problema e delineare possibili soluzioni in modo intuitivo e logico. Un’altra soft skill di cui cerco di promuovere quotidianamente lo sviluppo è l’attenzione al dettaglio: affrontare con meticolosità anche le mansioni più semplici aiuta a raggiungere la forma mentis necessaria per occuparsi, in futuro, anche dei compiti più complessi e articolati. È, infine, essenziale saper definire priorità e obiettivi: non sempre le risorse disponibili sono illimitate e ci consentono di concretizzare tutto ciò che abbiamo programmato. Di conseguenza bisogna saper identificare ciò che riteniamo più promettente per poi razionalizzare e indirizzare opportunamente le risorse.

In quale direzione, a suo parere, potrà evolvere il ruolo dell’odontoiatra nei prossimi anni? Come pensa che saranno gli studi dentistici del futuro?

“Prevenzione” sarà una delle parole chiave dell’odontoiatria del futuro. Al concetto classico di prevenzione che tutti conosciamo, si avvicenderà una moderna odontoiatria preventiva basata su modelli e algoritmi predittivi nei quali la tecnologia giocherà un ruolo centrale, sia negli studi professionali che nella quotidianità del paziente. Strumenti come smartphone e spazzolini intelligenti in grado di monitorare lo stato di salute orale porteranno a un maggiore livello di interazione tra ambiente domestico e ambulatorio odontoiatrico. Presso quest’ultimo, una figura professionale che, tra quelle dedicate alla salute orale, guadagnerà rilevanza sempre maggiore è quella dell’Igienista Dentale, centrale nella prevenzione primaria delle più comuni patologie dentali e parodontali.

Sul fronte operativo, le tecnologie di imaging e diagnostica continueranno a evolvere rapidamente, mentre gli Odontoiatri potranno essere assistiti dall’intelligenza artificiale per migliorare l’accuratezza delle loro valutazioni, nonché ottimizzare tempi e risultati delle procedure cliniche. Tutto questo porterà, con tutta probabilità, a una maggiore aggregazione di professionisti altamente specializzati nelle loro rispettive discipline in strutture poliambulatoriali altamente tecnologiche.

Quali saranno le branche più richieste in futuro?

Personalmente ritengo che il futuro dell’odontoiatria darà grande spazio a tutte le discipline caratterizzate da una forte componente preventiva: è il caso, ad esempio, della parodontologia. Anche le terapie che prevedono necessariamente un certo livello di invasività, comunque, beneficeranno di protocolli semplificati che consentiranno di avvicinare tali procedure anche alla popolazione più anziana con comorbidità sistemiche e vulnerabilità sociale.

Qual è il consiglio più prezioso che ha ricevuto e che vorrebbe condividere?

Credo che un ambiente favorevole alla crescita professionale renda superfluo qualsiasi consiglio. In altri termini, se un odontoiatra trova un contesto lavorativo caratterizzato da condizioni favorevoli allo sviluppo di idee e al continuo cambiamento, non credo abbia bisogno di essere indirizzato in alcun modo e possa quindi trovare la propria strada guidato dal proprio istinto e dalle proprie decisioni. Forse, quindi, l’unico consiglio che mi sento di dare è di non rinunciare mai a cercare un ambiente di lavoro che soddisfi questa caratteristica. La mia personale esperienza in Università mi porta a identificare quest’ultima come l’ambiente ideale, ma senza ombra di dubbio anche la libera professione può a suo modo riservare grandi opportunità di crescita.

Carolina Quarantini