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Vice Direttrice e Partner della società di consulenza e formazione Accademia di Comunicazione Strategica, Giorgia Raguzzi è molto più di una figura manageriale: è il cuore relazionale di un progetto che, fin dalle sue origini, ha scelto di investire sul valore autentico delle persone come motore di trasformazione, dentro e fuori le aule. La sua storia professionale si intreccia in modo profondo e naturale con quella dell’Accademia: ne ha visto nascere l’identità, l’ha accompagnata nella crescita con dedizione e visione, contribuendo a costruire un ambiente dove le persone possano non solo lavorare, ma evolversi, esprimersi, riconoscersi.
Oggi, Giorgia guida progetti di formazione e consulenza per alcune tra le più prestigiose università e grandi aziende italiane, ma il suo impatto si avverte con forza anche all’interno: è lei a prendersi cura del benessere organizzativo, della crescita delle risorse e della cultura condivisa. Un ruolo che riflette appieno la sua idea di leadership: fatta di fiducia, coerenza, ascolto e responsabilità reciproca.
Ci racconti come ha avuto inizio il suo percorso all’interno dell’Accademia di Comunicazione Strategica e come si è evoluto in questi anni.
Sono felice di poter dire che ho partecipato alla nascita dell’Accademia di Comunicazione Strategica, come Partner del suo Direttore e fondatore, il prof. Luca Brambilla. Fin da quando era solo un’idea a oggi ho avuto l’opportunità di prendere parte a tutti i suoi momenti più importanti e come Vice Direttrice sono orgogliosa di aver sempre contribuito – come continuo a fare – allo sviluppo di questa realtà.
In questi anni posso dire che siamo cresciute insieme attraverso uno scambio vicendevole. Da parte mia nella cura per la sua stabilità, per l’eccellenza formativa a supporto delle aziende e per il suo sviluppo interno con valori di collaborazione e serietà; all’Accademia nella conoscenza della Comunicazione Strategica e nelle diverse responsabilità e soddisfazioni che mi ha restituito, grazie soprattutto alle persone che ho conosciuto lungo la strada, sia occasionalmente sia nei percorsi di consulenza.
Quali sono le principali attività di cui si occupa oggi come Vice Direttrice e Partner di ACS?
Il mio ruolo ha una dimensione esterna e una interna. Sono responsabile dei progetti di formazione corporate e istituzionale, collaborando con eccellenti realtà accademiche, tra cui il POLIMI GSoM, la Rome Business School e l’Università Cattolica. Seguo progetti di consulenza con una delega specifica sui temi organizzativi e sul change management, aiutando le aziende a chiarire i flussi di comunicazione interni e a definire ruoli e responsabilità di ciascuna persona. L’esperienza di consulenza e formazione nelle aziende mi permette altresì di operare internamente sul benessere organizzativo di ACS, sul coordinamento e la crescita delle risorse con una coscienza più variegata e agevolata dalle diverse dinamiche esterne supportate.
Ha collaborato con numerose università e business school in diversi master. Come valuta il livello della formazione manageriale in Italia rispetto ai contesti internazionali?
Abbiamo eccellenti realtà italiane dedicate allo sviluppo dei ruoli manageriali e il livello sta crescendo giorno dopo giorno grazie alla spinta costante verso il miglioramento e a un approccio sempre più concreto e diversificato sulle diverse aree di competenza. Mi fa piacere constatare che le soft skill siano sempre più integrate come materia nello sviluppo di questi ruoli e il mio obiettivo come formatrice è portare anche questa materia tra le eccellenze italiane. Per farlo, come per molte altre competenze, occorre sforzo e un approccio solido, metodologico e concreto.
Quali ritiene siano gli elementi essenziali per una formazione di qualità?
Me ne vengono in mente tre. Il primo è la continuità, la consapevolezza che occorre formarsi sempre. Non significa solo aggiornarsi, ma mettersi alla prova, rivalutare le proprie scelte, chiedere feedback. Il secondo è l’impegno reale. La crescita richiede sforzo mentale e fisico, e non esistono soluzioni immediate. Il terzo è la selezione dei formatori.
Questo mestiere richiede la capacità di comprendere le necessità dei propri interlocutori e co-progettare con loro la declinazione di questi interessi, tenendo conto di diversi fattori. L’altra grande competenza è la guida nel trasferire gli strumenti più adatti. Nelle aule vedo spesso consapevolezza del bisogno di formarsi che però fatica a tradursi in azione.

Accademia di Comunicazione Strategica
Guardando al futuro, quali competenze ritiene saranno fondamentali nei percorsi di sviluppo per professionisti e aziende?
Restando nel campo delle soft skill siamo tutti consci dello sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la paura di un downgrade nelle relazioni interpersonali. Parto da questo presupposto per offrire uno spunto di riflessione a mio parere fondamentale e una provocazione. I mezzi attraverso i quali comunichiamo e il contesto in cui viviamo sono sempre cambiati nel tempo portandoci a cambiare abitudini e approcci. Ciò che non è mai cambiata è invece la necessità (e la difficoltà) di relazionarsi con diversi interlocutori per raggiungere obiettivi professionali, a prescindere dal mezzo.
Quindi, piuttosto che citare un elenco di nuove competenze al progredire della tecnologia penso sia prioritario per manager e i professionisti del futuro sviluppare una coscienza e una conoscenza strutturata nel campo delle relazioni, come fosse un’hard skill, partendo dalle basi e conoscendone tutti gli elementi che la compongono fino agli strumenti più tecnici.
L’inserimento nella classifica Forbes “Grandi donne crescono” tra le 100 leader vincenti del 2025 è un riconoscimento importante. Che significato ha per lei, a livello umano e professionale?
Lo vivo come il risultato di una collaborazione che funziona e di un supporto costante dalle persone che mi circondano. Non amo i riflettori e raramente celebro individualmente un traguardo, forse anche per questo un risultato simile mi emoziona. Preferisco quindi rivolgere lo sguardo alle numerose altre professioniste citate e alla gioia di vedere tanti altri risultati di valore dai quali spero di imparare. Mi interessa che questo riconoscimento sia la prova che i modelli collaborativi e inclusivi portano risultati e un’occasione per portare avanti confronti e conversazioni utili, non solo per me.
Cosa sente di poter dire alle giovani professioniste che stanno costruendo oggi il proprio percorso nel mondo della formazione, della consulenza o del management?
Partirei da un dato di realtà. Ci sono difficoltà oggettive e vincoli di contesto che spesso non cambiano da soli. Proprio per questo credo nella forza della mentorship e del confronto con chi ha già attraversato quelle sfide, nell’aiuto sincero per la crescita delle altre persone. Chiedere consigli, fare domande, cercare feedback, costruire una formazione personalizzata aiuta a leggere meglio i contesti e ad aumentare il proprio grado di controllo sulle decisioni.
L’obiettivo non è ottenere privilegi, bensì raggiungere un risultato più consapevole e ponderato tra esigenze diverse. Sono strumenti che servono a tutti, non solo alle donne, perché restituiscono lucidità e capacità di incidere dove davvero possiamo farlo.
Daniela Caraiman