Dalla pallacanestro al top management in Elica: il percorso di Giacomo Chiatti

Da giocatore di basket a Head of People Management presso Elica, una delle aziende italiane più innovative nel design e nella produzione di elettrodomestici dedicati al cooking. Il percorso di Giacomo Chiatti riflette il valore degli obiettivi, del feedback e della collaborazione svelando come dinamiche che sembrano appartenere a mondi distanti si intreccino in modi inaspettati.

La sua carriera professionale è stata particolarmente variegata. Cosa ci può dire delle principali tappe affrontate e del cambiamento più evidente dal basket all’HR?

Terminato il liceo classico, ho scelto di proseguire gli studi con la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Perugia. Durante questo periodo, mi sono inoltre dedicato al mondo della pallacanestro all’interno della società “Perugia Basket”, vincendo vari campionati e ottenendo un posizionamento nel panorama sportivo professionistico. Questo sport mi ha insegnato lezioni fondamentali che ancora oggi sono le strutture valoriali della mia crescita professionale, prima fra tutte il lavoro di squadra: il raggiungimento di un obiettivo comune, sfruttando le potenzialità di ciascun componente, è un elemento decisivo anche nel mondo aziendale.

Ho imparato ad accettare e gestire feedback continui, sia positivi che correttivi. Ogni partita, settimanalmente, ci poneva davanti al risultato concreto dei nostri sforzi, e questa esperienza insegna molto su come gestire i momenti di successo e quelli di difficoltà, senza alibi.

Terminata l’esperienza sportiva, ho deciso di esplorare l’ambito del recruiting sportivo e, in questo contesto, ho scoperto la passione per le risorse umane, una professione che rappresentava un perfetto equilibrio tra le mie caratteristiche personali e le conoscenze tecniche acquisite durante il percorso di studi. Deciso a specializzarmi in questo ambito, ho frequentato un master in HR che mi ha aperto le porte di Elica, dove oggi ricopro un ruolo di responsabilità.

Quali sono le soft skill che hanno influito maggiormente per il raggiungimento dei suoi traguardi e quali si è portato dal mondo sportivo? 

Il basket , innanzitutto, mi ha permesso di coltivare un forte senso di autovalutazione, essenziale per orientarmi all’interno di qualsiasi contesto sociale e lavorativo. Capire sé stessi, ascoltare le proprie esigenze e rivedere costantemente i propri obiettivi facilita scelte di carriera consapevoli e coerenti. Tra le altre soft skill che mi hanno guidato e che oggi rappresentano una vera e propria bussola, sono il coraggio e la responsabilità, indispensabili per uscire dalla comfort zone e per affrontare i cambiamenti. La trasparenza è un’altra competenza che ho sempre coltivato, sia nei confronti degli altri che di me stesso.

Infine in ambito aziendale, ho consolidato una dimensione decisiva: la pazienza. Gli obiettivi, spesso, necessitano di mesi o addirittura anni per concretizzarsi. Proprio per questo motivo credo quindi che la continuità verticale, cioè l’investimento in un percorso di sviluppo nella stessa realtà per un medio-lungo periodo, sia una scelta vincente per la propria crescita.

Nella mia carriera sportiva sono stato sette anni nella stessa squadra ed oggi lavoro da sette anni in Elica; non sono contrario al cambiamento, ma penso che non debba essere visto come l’unica strada per crescere, come spesso oggi si pensa.

Giacomo Chiatti – Head of People Management presso Elica

Che ruolo ha per lei la formazione in azienda e quali reputa essere le sfide presenti e future nel campo della formazione aziendale? 

Nelle multinazionali, le competenze tecniche si possono acquisire sul campo grazie all’esperienza diretta. La formazione, invece, dovrebbe concentrarsi sulle competenze trasversali, su abilità che aiutano a mantenersi flessibili e che possono fare la differenza in un contesto iper-competitivo. Una delle sfide più attuali in azienda è rappresentata dall’intelligenza artificiale, che presto sostituirà molte competenze di tipo analitico. Per questo motivo, la vera sfida nel futuro della formazione aziendale sarà lavorare sulle capacità esclusivamente umane, quelle difficili da replicare anche con le tecnologie più avanzate, come l’intelligenza emotiva, il pensiero critico e la capacità di percepire dimensioni strategiche complesse.

Per esempio, in Elica abbiamo lavorato ad un percorso di formazione manageriale trasversale per i nostri giovani professionisti sotto forma di business game, che permette loro di esplorare e comprendere il funzionamento di ruoli e responsabilità diverse da quelle proprie, ponendo basi solide per una piena comprensione del contesto aziendale e, al contempo, del loro sviluppo.

Io stesso ho poi colto gli effetti positivi di un simile approccio orientato allo sviluppo: dopo essere partito da attività di recruiting, employer branding e formazione, sono stato coinvolto in un progetto a diretto contatto col mondo industriale con responsabilità in ambito di relazioni sindacali, pur non avendo esperienza pregressa nel settore. È stato un passo importante e decisivo per il mio percorso di sviluppo professionale che mi ha consentito di sovrapporre perfettamente background accademico, competenze acquisite e attitudine personale. Questo è il valore dei percorsi trasversali: permettono l’emersione e l’esplosione di dimensioni non immediatamente evidenti, anche a se stessi.

Qual è un’iniziativa a cui tieni molto? Per quale motivo? 

In Elica, collaboriamo da anni con una fondazione di arte contemporanea (Fondazione Ermanno Casoli). L’obiettivo della partnership è quello di creare una contaminazione generativa tra il mondo aziendale e quello dell’arte contemporanea, coltivando un approccio creativo e il pensiero laterale.

Con la fondazione organizziamo workshop formativi in cui artisti di arte contemporanea lavorano coi colleghi o con i loro (nostri!) figli ad opere d’arte che riflettono in modo decisamente dirompente la modernità del nostro business e del mondo in cui i nostri prodotti sono immersi; opere che poi restano esposte all’interno dell’azienda. È un’attività speciale, che porta un altissimo livello di coinvolgimento e soddisfazione per tutti.

Quali consigli derivanti dalla sua esperienza darebbe a chi si approccia al mondo del lavoro? 

Suggerisco di dedicare del tempo all’ascolto interiore per identificare i propri obiettivi e valori professionali. È fondamentale anche considerare attentamente il match culturale con l’azienda, poiché questo aspetto influisce notevolmente sul successo e sulla felicità nel percorso lavorativo.