Empowerment femminile e innovazione: la visione e il percorso di Antonella Beltrame

Antonella Beltrame è co-founder e partner di Indaco Venture Partners, uno dei maggiori operatori indipendenti di venture capital in Italia. Nella sua carriera ha ottenuto importanti risultati nei settori del venture capital e del private equity. Dalle sue parole emerge una visione concreta della crescita professionale e del successo: determinazione, conoscenza e orientamento agli obiettivi sono elementi essenziali, ma ciò che rende unici è il risultato raggiunto in rapporto all’investimento su sé stessi e alle sfide affrontate, nell’ambito professionale come in quello personale.

Ci racconta del suo percorso e delle tappe che lei considera le più significative?

Il mio percorso ha avuto inizio con una laurea in economia aziendale. Successivamente, ho intrapreso un’esperienza in una società di revisione, seguita da un ruolo in una merchant bank. È stato lì che ho avviato la mia carriera nel private equity, un settore che si concentra sull’investimento nel capitale di rischio di aziende, con l’obiettivo di valorizzarle e generare ritorni per gli investitori e per il sistema economico. In questa fase, ho acquisito competenze fondamentali in ambito di valutazioni, negoziazioni e compravendite, gettando così le basi per il mio futuro professionale. Parallelamente, ho conseguito l’abilitazione come dottore commercialista, ritenendo essenziale approfondire gli aspetti civilistici e fiscali legati alle operazioni che seguivo.

Il primo grande salto è arrivato quando ho deciso di lasciare un lavoro sicuro per una nuova opportunità, seppur incerta, ma con ampie possibilità di crescita. Credo sia stata una delle scelte migliori della mia vita: in poco tempo sono diventata responsabile degli investimenti e, a 35 anni, ero dirigente bancaria, mamma di tre bambini piccoli e moglie. Guardandomi indietro, non posso dire che sia stato facile: tuttavia, cresciuta in una famiglia di umili origini ma di grandi valori, ho sempre fatto affidamento su determinazione e resilienza per costruire il mio percorso di vita, affettiva e professionale.

Sono rimasta in quell’azienda per una decina di anni, imparando moltissimo su negoziazioni, gestione dello stress e capacità analitiche. Ricordo che, dopo tanti anni, il mio capo mi confessò di avermi scelta non solo per le competenze, ma anche perché era convinto che, come madre di tre figli, avrei saputo gestire un team con efficacia e sensibilità. Quell’esperienza è stata una palestra straordinaria che mi ha preparata a lanciare Indaco Venture Partners SGR, dove oggi sono partner e socia. Insieme ai colleghi gestisco attualmente sette fondi di venture capital, che stanno performando bene, contribuendo alla crescita e all’innovazione del sistema economico.

Quali sono le sfide più difficili che ha dovuto affrontare e come le ha affrontate?

La sfida più grande è stata affermarmi in un ambiente che, all’epoca, era prevalentemente dominato dagli uomini. Ho compreso presto che l’unica strada per emergere era costruire competenze solide e raggiungere risultati concreti. Non è stato semplice, ma grazie a una buona organizzazione e al prezioso supporto della mia famiglia, sono riuscita a bilanciare vita affettiva e professionale.

Spero di essere un esempio positivo per i miei figli, mostrando loro che è possibile eccellere in entrambi gli ambiti. Ritengo fondamentale per le nuove generazioni puntare a coltivare sia la sfera privata sia quella professionale, perché non solo sono conciliabili, ma anche complementari, contribuendo entrambe al benessere e alla realizzazione personale.

Quali competenze relazionali sono state importanti per lei e quali reputa essere le più utili per una crescita professionale?

Ho spesso osservato persone estremamente competenti trovarsi in difficoltà a causa dell’incapacità di comprendere i propri interlocutori e i loro obiettivi. Per questo considero fondamentali le competenze relazionali, come l’ascolto attivo e l’empatia. Queste abilità sono cruciali non solo nei rapporti interpersonali, ma anche nel lavoro con le startup, che scelgono un investitore per le risorse finanziarie, ma anche per la qualità della relazione e la condivisione degli obiettivi. Sono estremamente convinta che le soft skill siano essenziali per lavorare efficacemente in team e rappresentino una leva determinante per crescere e accedere a ruoli dirigenziali. Oggi costituiscono un criterio imprescindibile nei processi di selezione del personale contribuendo in modo significativo al successo individuale e collettivo di un’organizzazione.

Antonella Beltrame – Co-Founder e Partner presso Indaco Venture Partners

In quale modo, oltre al suo ruolo in Indaco Venture Partners, promuove l’empowerment femminile?

Sono mentor all’Università Bocconi, un’attività che mi entusiasma e che trovo stimolante: è gratificante poter aiutare giovani ragazzi e ragazze, offrire consigli e ascoltare le loro esperienze. È un impegno che mi dà molto. 

Un’altra iniziativa a cui tengo è “La carica delle 101”, una community di professioniste altamente qualificate che mettono a disposizione tempo e competenze per aiutare le startup selezionate a crescere attraverso il mentoring. 

Riguardo all’empowerment femminile, penso che le quote rosa siano state inizialmente utili per portare cambiamenti. Tuttavia, credo in una società meritocratica, che permetta alle donne di accedere con le proprie capacità anche a settori ancora dominati da uomini, come la finanza. E’ importante che le donne creino più occasioni di incontro e di networking e che trasmettano modelli positivi a testimonianza di coloro che  sono riuscite ad affermarsi.

Quali consigli darebbe a un/una giovane che intraprende la carriera professionale nel suo stesso campo?

Credo che un’esperienza all’estero sia fondamentale: apre la mente e permette di comprendere il modo di ragionare degli investitori stranieri rispetto all’ecosistema italiano. Dal punto di vista accademico, consiglio una laurea in economia e finanza, oppure in ambito tecnologico con un master in economia e finanza. È importante capire bene cosa cercano i venture capital e presentarsi preparati ai colloqui.

Un altro suggerimento è creare una startup: questa esperienza diretta consente di comprendere concretamente le sfide del settore e la loro complessità.