L’illusione della mano calda tra sport, gioco d’azzardo e finanza

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Sei sul divano e stai guardando una partita di calcio. In campo, c’è un attaccante che ha segnato in tutte e dieci le partite precedenti. Ogni match nel calcio, come ben si sa, è una storia a sé, eppure hai l’impressione che la probabilità che proprio quel giocatore segni anche in questa partita sia più alta. Perché succede questo? Innanzitutto, andiamo oltreoceano, negli Stati Uniti, a scoprire dove è nata e dove è stata studiata questa illusione.

“He’s on fire”

Questo fenomeno viene chiamato illusione della mano calda (hot hand fallacy) e nasce nel mondo della pallacanestro americana. Già nel 1985 fu condotto uno studio con lo scopo di verificare se un giocatore, dopo aver messo a segno più tiri consecutivi, avesse più probabilità di fare punti, rispetto alla situazione dove il cestista fosse a zero punti in quella stessa partita. Sorgeva infatti questa impressione, sia tra professionisti sia tra spettatori, cioè che un giocatore avesse appunto la mano calda e fosse quasi impossibile per lui sbagliare un tiro.

Nonostante analisi su analisi, tuttavia, non è emersa nessuna relazione tra “mano calda” e probabilità di successo di un tiro. È emerso piuttosto il contrario: i giocatori, sentendosi più sicuri e fiduciosi, tentavano tiri con più alto tasso di difficoltà, quindi con più alto rischio di sbagliare.

L’illusione della mano calda è quindi quell’effetto secondo il quale dopo aver ottenuto una serie di successi, vi è la tendenza a pensare che verranno ottenuti altri risultati positivi (e viceversa).

Quando le mani calde diventano un rischio

L’illusione della mano calda non è presente solo nello sport. Si ritrova infatti anche in finanza e nel gioco d’azzardo.

Nel mondo della finanza questo fenomeno può portare alla strategia di investimento nota come averaging up. Questa tecnica consiste nell’acquisto di più azioni di un titolo che già si possiede, non appena il prezzo delle suddette aumenta. L’investitore crede erroneamente che il prezzo stia per schizzare alle stelle e di aver fatto jackpot, mentre magari è solo un momentaneo rialzo che poi sarà seguito da un fisiologico ribasso. Il prezzo medio delle azioni comprate così si alza, con minor ritorno economico per l’investitore.

L’averaging up non è necessariamente sbagliato, ma comporta grossi rischi, se è influenzato dall’illusione della mano calda e non da analisi e studi finanziari.

Per amor di precisione, a differenza dello sport e del gioco d’azzardo che vedremo tra poco, le tendenze del mercato non sono del tutto prevedibili con i dati statistici del passato e questo giustifica in parte la fiducia degli investitori nel ricorso all’averaging up.

L’illusione della mano calda è quindi quell’effetto secondo il quale dopo aver ottenuto una serie di successi, vi è la tendenza a pensare che verranno ottenuti altri risultati positivi (e viceversa).

La componente umana e la gambler’s fallacy

Nel gioco d’azzardo, invece, l’illusione della mano calda porta lo scommettitore a puntare soldi basandosi solamente sulla percezione di fortuna o sicurezza di sé. “Oggi è il mio giorno fortunato” è la frase che spesso si sente dire non appena c’è una serie di eventi che ci favorisce. Se anche dovessimo indovinare se dal lancio di una monetina esca testa o croce, tendiamo a considerare la nostra scelta come più probabile se oggi è il nostro giorno fortunato, oppure abbiamo indovinato tre volte di fila. Ma la probabilità di testa o croce rimane sempre del 50%.

Uno studio molto interessante del 2004 mostra come, nel prevedere un evento, la componente della scelta sia fondamentale nell’illusione della mano calda. Nel primo esperimento, nel dover scegliere tra due esiti dalla stessa probabilità (esattamente come testa o croce), i soggetti tendevano a basare la propria decisione sulla base della loro serie di successi o errori.

“Se ho indovinato quattro volte di fila scegliendo sempre testa, è impossibile che sbagli, quindi scelgo ancora testa.”

Basare la previsione sulla serie di successi non cambia la probabilità che esca testa o croce.

Al contrario, se eliminiamo la componente della scelta e ci basiamo solamente sul concetto di casualità, cadiamo nel bias opposto: la gambler’s fallacy o, letteralmente, l’illusione del giocatore d’azzardo. Nel secondo esperimento, venne usata una roulette con soli due colori. In questo modo, uscito rosso per tre volte di fila, i soggetti tendevano a pensare che fosse impossibile che non uscisse nero, non sarebbe stato casuale.

Questa illusione ci porta a pensare che se un evento si verifica ripetutamente, è impossibile che accada di nuovo, anzi deve verificarsi l’opposto. Altrimenti non lo percepiamo come veramente casuale. E questo accade solo se eliminiamo la componente umana nella decisione: la fiducia in se stessi o la fortuna.

Come evitare di scartare la logica

Tornando all’illusione della mano calda, il problema ora è capire il perché di questo fenomeno, il motivo della sua esistenza. Perché non ci basiamo sulla fredda logica per alcune scelte? Perché evitiamo la razionalità, a favore dell’irrazionalità?

Alla base del tutto ci sono probabilmente i nostri fallimenti nel predire gli eventi durante tutta la nostra vita, il che ci ha portato poi a questo ragionamento fallace. La causa di questi fallimenti è quindi da imputare alla nostra incapacità di processare il concetto di casualità. È una questione di rappresentatività: tendiamo a considerare un piccolo campione come generalizzabile a tutto l’insieme. Quindi, in una serie di eventi casuale, o riteniamo il successivo evento troppo improbabile (illusione del giocatore d’azzardo), o non lo consideriamo realmente casuale, perché influenzato da fattori umani (illusione della mano calda).

Qualcuno potrebbe sostenere che soggetti in età più avanzata possano essere meno influenzati da questi tipi di bias, avendo più esperienza, eppure ci sono studi che dimostrano che l’età non è un fattore determinante.

Come possiamo fare quindi a evitare questi errori cognitivi? Lo studio del 2012 dei ricercatori Castel, Rossi e McGillivray, che hanno analizzato le caratteristiche procedurali legate al bias della mano calda, ha appurato che l’effetto di queste illusioni nei soggetti tende a scomparire col passare del tempo speso a contatto con le prove proposte. Più si è esposti, più velocemente ci si adatta. I soggetti, su questi specifici bias, hanno imparato dalla propria esperienza. Ed è quello che dobbiamo fare anche noi.

Un primo passo per tutti è essere consapevoli del funzionamento della nostra mente. Conoscendola meglio, possiamo imparare come servircene, senza essere sopraffatti.

Carlo Sordini

Fonti:

– Tversky, A, Gilovich, T. & Vallone, R. (1985). The hot hand in basketball: On the misperception of random sequences. In Cognitive Psychology, 17(3), 295-314. https://doi.org/10.1016/0010-0285(85)90010-6

– Ayton, P., & Fischer, I. (2004). The hot hand fallacy and the gambler’s fallacy: Two faces of subjective randomness? In Memory & Cognition, 32(8), 1369-1378. https://doi.org/10.3758/bf03206327

– Castel, A. D., Rossi, A. D., & McGillivray, S. (2012). Beliefs about the “hot hand” in basketball across the adult life span. In Psychology and Aging, 27(3), 601-605. https://doi.org/10.1037/a0026991