Salvatore Sciascia: “Nel family business il capitale più prezioso è la relazione”

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Professore alla LIUC – Università Cattaneo, Salvatore Sciascia ha costruito il suo percorso accademico intrecciando esperienza familiare e passione per l’impresa. Cresciuto in un contesto imprenditoriale, ha scelto di dedicarsi allo studio del family business per comprendere le dinamiche che guidano le aziende familiari, dove il successo non si misura solo in termini economici, ma anche nella capacità di mantenere armonia e fiducia tra le generazioni.

La sua visione pone al centro le relazioni umane, la fiducia intergenerazionale e la capacità di creare un ambiente che coniughi passione, equilibrio e crescita sostenibile, trasformando le sfide di oggi in opportunità concrete per il futuro dell’impresa familiare. Oggi, attraverso studi e collaborazioni con imprese e istituzioni, Sciascia esplora i nuovi equilibri che determinano il successo delle aziende familiari, dove soft skill e fiducia tra le generazioni diventano fattori strategici tanto quanto bilanci e quote di mercato.

Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera accademica e a specializzarti nel family business?

Io sono siciliano e provengo da una famiglia imprenditoriale operante nella pubblicazione e nella vendita di libri. A 18 anni ho scoperto la LIUC, un’Università fondata da imprenditori per formare futuri imprenditori e iniziai quindi a studiare economia, a metà anni 90, non escludendo l’idea di rientrare nell’impresa di famiglia. In quegli anni però arrivò la digitalizzazione, che rivoluzionò le logiche della pubblicazione e della vendita del libro: non si era ancora in grado di decifrare come il business sarebbe dovuto evolvere.

Così decisi di orientarmi verso la ricerca e l’insegnamento nelle discipline della strategia aziendale e del family business management, un interesse nato e cresciuto collaborando con tanti Professori della scuola di Vittorio Coda (Sinatra, Mazzola, Visconti, Cortesi e Corbetta).

Quale contributo può dare un accademico nello studio della governance e del funzionamento delle aziende familiari e nella generazione di valore?

L’accademia contribuisce con rigore metodologico allo studio delle aziende familiari, con un approccio scientifico e dati affidabili, raccolti sia in Italia che all’estero. Ma la disponibilità e la collaborazione delle imprese è fondamentale per poterne regolare il funzionamento lungo tre dimensioni chiave: quella competitiva, per far crescere il fatturato in modo sostenibile lavorando anche su brand e comunicazione; quella economico-finanziaria, per supportare l’ottimizzazione di finanziamenti e investimenti; e infine la dimensione socio-organizzativa, per preservare l’armonia familiare e guidare le nuove generazioni nelle scelte future.

Qual è il valore delle soft skill nelle aziende familiari? Come vanno sviluppate e quali ritieni più importanti?

Pur avendo una formazione incentrata sugli aspetti strategici ed economico-finanziari, nel tempo ho compreso che il successo nelle aziende familiari dipende molto anche dalla qualità delle relazioni interne. Le soft skill diventano quindi fondamentali perché permettono di comunicare in modo armonico, gestire conflitti e valorizzare le emozioni positive. In queste realtà, la ricchezza non è solo monetaria: è nelle dinamiche familiari e nella capacità di bilanciare interessi economici con quelli emotivi.

Aiutare le famiglie a relazionarsi meglio è quindi un contributo cruciale: occorrono figure professionali che possono supportare il raggiungimento di questo equilibrio attraverso la comunicazione e la gestione dei rapporti.

Salvatore Sciascia – Full Professor of Business Administration at LIUC University

Quali sono le best practice per promuovere una cultura familiare sana ed efficace in azienda?

Un elemento fondamentale è l’apertura della governance: le famiglie che restano chiuse in sé stesse rischiano di non valorizzare il loro potenziale. Coinvolgere persone esterne nella governance favorisce il dialogo, la razionalità e la gestione equilibrata delle relazioni. Nelle famiglie imprenditoriali è naturale privilegiare il cuore rispetto alla logica, ma questa modalità può funzionare fino a un certo punto.

I dipendenti, i clienti, i fornitori e gli altri stakeholder richiedono decisioni ponderate. È quindi essenziale sviluppare una cultura d’impresa basata su valori condivisi, in grado di coniugare passione e razionalità. Questo bisogno è quantomai urgente nelle aziende medio-piccole, che costituiscono la maggioranza del tessuto imprenditoriale italiano.

Quali consigli daresti a un giovane che sta valutando di entrare nell’azienda di famiglia?

Oggi molti giovani esitano a entrare nell’azienda di famiglia, attratti dalla voglia di autonomia e da settori più innovativi, o scoraggiati da eventuali conflitti interni. Prima di tutto, è fondamentale che i genitori rendano l’azienda attrattiva: professionalizzazione, apertura all’innovazione e ambiente sereno. Il giovane dovrebbe entrare per scelta e con consapevolezza, massimo impegno e attaccamento emotivo, dopo aver acquisito competenze pertinenti ed esperienza esterna da portare internamente.

La fiducia tra generazioni è essenziale: i giovani devono essere valorizzati e supportati, così da poter combinare la loro freschezza con l’esperienza dei più anziani, per garantire la crescita e la continuità dell’impresa familiare.

Luca Brambilla