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Nasce l’Osservatorio Comunicazione Strategica, l’alleanza tra la POLIMI School of Management e il Centro Studi di Comunicazione Strategica che introduce uno sguardo nuovo su un tema cruciale per le organizzazioni: lo sviluppo di competenze strategico-relazionali.
Un progetto che combina rigore accademico e visione manageriale, coinvolgendo aziende partner e associazioni in un ecosistema di ricerca e confronto continuo. L’obiettivo è chiaro: trasformare la comunicazione in una leva concreta di innovazione, governance e crescita.
In questa intervista, Josip Kotlar, Direttore Scientifico dell’Osservatorio, e Massimo Balestri, Direttore del Centro Studi di Comunicazione Strategica e co-promotore dell’iniziativa, raccontano come è nata la collaborazione, quali saranno le prime attività e perché investire nelle competenze strategico-relazionali significa oggi rafforzare la competitività delle imprese.
Com’è nata la collaborazione tra la POLIMI School of Management e il Centro Studi di Comunicazione Strategica per la creazione dell’Osservatorio Comunicazione Strategica?
JK: La collaborazione nasce dalla comune opportunità di affrontare in modo strutturato e scientificamente rigoroso un tema sempre più centrale per le organizzazioni: quello delle soft skill e delle competenze di comunicazione e gestione delle relazioni strategiche (competenze-strategico relazionali). Da un lato, il Centro Studi di Comunicazione Strategica porta un patrimonio di esperienza e specializzazione sulle dinamiche comunicative; dall’altro, il gruppo di ricerca ISF della POLIMI School of Management da anni sviluppa ricerca teorica e applicata sui temi dell’innovazione, del rinnovamento strategico, del family business e della governance. L’incontro tra queste due competenze ha reso naturale l’avvio dell’Osservatorio Comunicazione Strategica: uno spazio di ricerca e confronto nato con l’obiettivo di produrre evidenze empiriche, modelli interpretativi e strumenti operativi capaci di supportare imprese e istituzioni nei processi di trasformazione, innovazione e sviluppo delle capacità relazionali e comunicative a valore strategico.
MB: In un contesto sempre più complesso, in cui le organizzazioni devono affrontare sfide crescenti, la capacità di creare relazioni di valore risulta fondamentale per il raggiungimento di obiettivi ambiziosi e per favorire performance eccellenti all’interno dei team. L’Osservatorio Comunicazione Strategica nasce con l’obiettivo di offrire nuove chiavi di lettura delle dinamiche relazionali nelle aziende e di mettere a disposizione strumenti concreti per sciogliere quei nodi comunicativi che limitano il pieno sviluppo del potenziale individuale e collettivo. Grazie al solido impianto teorico dell’Accademia di Comunicazione Strategica e al contributo dell’esperienza di ricerca del team ISF della POLIMI School of Management, ci impegniamo a identificare i pattern comportamentali più ricorrenti, a delineare in modo strutturato le principali criticità e a supportare le organizzazioni nella ridefinizione delle priorità di intervento per affrontare e risolvere le situazioni più complesse.
Quali saranno le prime iniziative e attività promosse dall’Osservatorio? Su quali temi o ambiti intendete concentrare il vostro lavoro nei prossimi mesi?
JK: Il programma dell’Osservatorio prevede una serie di tappe chiave pensate per coinvolgere attivamente imprese e professionisti interessati. Il primo momento sarà l’evento di kick-off, che rappresenterà un’occasione strutturata di condivisione degli obiettivi e di definizione dell’impianto di ricerca, nonché delle principali direttrici di lavoro. Nei mesi successivi sono previste attività di lavoro congiunto, tra cui workshop tematici e laboratori di confronto, affiancati da momenti di divulgazione e trasferimento di conoscenza attraverso webinar online. Queste iniziative avranno l’obiettivo non solo di approfondire i risultati intermedi della ricerca, ma anche di raccogliere contributi qualitativi direttamente dai contesti organizzativi. Il percorso confluirà nel convegno finale di presentazione dei risultati, durante il quale verranno condivise le evidenze emerse, inclusi i dati della prima survey nazionale sulle competenze strategico-relazionali, che costituirà una base empirica fondamentale per orientare lo sviluppo futuro delle pratiche manageriali e organizzative.
MB: La combinazione delle più moderne teorie manageriali con le esperienze concrete delle imprese coinvolte permetterà di tracciare un quadro completo dello stato dell’arte nell’utilizzo delle competenze strategico-relazionali. Partire dall’osservazione dell’esistente e confrontarci in modo sistematico con realtà operative ci permetterà di adottare una prospettiva autenticamente pragmatica e di costruire un percorso innovativo verso pratiche di gestione delle dinamiche relazionali sempre più efficaci.
Chi sono i principali attori coinvolti nel progetto e che tipo di contributo portano le diverse realtà – dalle aziende partner alle associazioni patrocinanti?
JK: Oltre al team di ricerca congiunto tra la POLIMI School of Management e il Centro Studi di Comunicazione Strategica, l’Osservatorio coinvolge principalmente due categorie di attori chiave. Da un lato, le aziende partner: organizzazioni già fortemente impegnate sul tema o interessate a rafforzare la propria capacità di sviluppare e applicare competenze strategico-relazionali nei propri contesti operativi. Il loro contributo è fondamentale perché consente di ancorare la ricerca a casi reali, pratiche concrete e sfide manageriali attuali. Dall’altro lato, possiamo contare sul supporto di associazioni patrocinanti e sui loro network, che rappresentano alleati strategici nel diffondere i contenuti della ricerca e nel favorire un dialogo più ampio con i diversi ecosistemi professionali e imprenditoriali. La collaborazione tra questi mondi diversi (accademico, imprenditoriale e associativo) arricchisce significativamente la qualità e l’impatto della ricerca, permettendoci di integrare rigore scientifico e rilevanza pratica, e di generare risultati realmente utili per il sistema delle imprese e delle istituzioni.
MB: La visione di chi ogni giorno affronta sfide complesse, cercando un equilibrio tra obiettivi di breve periodo e sostenibilità nel medio termine, mediando tra orientamento ai risultati e attenzione alle persone, alternando approcci direttivi a dinamiche di coinvolgimento e partecipazione, rappresenta un contributo essenziale per mantenere un contatto autentico con la realtà operativa e per definire soluzioni realmente applicabili nel quotidiano. Per questo riteniamo di grande valore collaborare direttamente con le aziende partner e con le associazioni patrocinanti: insieme costruiremo, passo dopo passo, l’impianto della ricerca e l’elaborazione delle indicazioni operative.

I vostri ruoli da General Manager e da Professore universitario si incontrano all’interno dell’Osservatorio in modo molto interessante. Come si intrecciano la visione accademica e quella operativa?
JK: Il dialogo tra mondo accademico e mondo delle istituzioni e delle imprese è un elemento centrale del mio approccio da sempre. Credo fortemente che la ricerca debba essere in grado di generare dati ed evidenze di frontiera, ma che questi debbano poi essere calati nella complessità delle sfide concrete che le imprese affrontano quotidianamente. Nel mio principale ambito di ricerca, quello dei family business, questo principio si traduce in un confronto continuo con famiglie imprenditoriali che partecipano attivamente alle attività di ricerca, contribuendo a orientarle verso problemi reali e soluzioni applicabili. Questo circolo virtuoso tra teoria e pratica è esattamente il modello che ispira anche l’Osservatorio Comunicazione Strategica.
MB: In modo speculare, chi come me vive intensamente la realtà aziendale, spesso immerso nell’operatività quotidiana, può beneficiare dell’ampio respiro offerto dal confronto con il mondo accademico e trovare l’opportunità di sistematizzare le proprie esperienze, mettendo a disposizione della comunità ciò che ha appreso lungo il proprio percorso professionale. La curiosità e il desiderio di continuare ad apprendere si nutrono dell’incontro con chi svolge attività di ricerca, mentre il vissuto concreto di alcune situazioni contribuisce a rendere più incisiva la ricerca stessa. Il connubio tra studio e realtà operativa genera così un potente motore di crescita e sviluppo.
La prima ricerca sarà dedicata alle competenze strategico-relazionali nelle imprese.
Da cosa nasce l’idea di partire proprio da questo tema? E quale valore aggiunto pensate possa offrire alle organizzazioni?
JK: La scelta di partire dalle competenze strategico-relazionali nasce dalla consapevolezza che esse rappresentano oggi uno dei principali fattori distintivi per la competitività delle imprese. Si tratta di un capitale di conoscenza in larga parte tacito, profondamente radicato nei comportamenti e nei processi organizzativi, che non risiede solo nei singoli individui ma si configura come una vera e propria proprietà collettiva dell’organizzazione – difficile da imitare e, proprio per questo, fonte di vantaggio competitivo sostenibile. In contesti caratterizzati da crescente complessità, incertezza e interdipendenza tra attori, la qualità delle relazioni, sia interne sia esterne, incide direttamente sulla capacità dell’impresa di innovare, adattarsi e crescere nel tempo. Investire nelle competenze strategico-relazionali significa quindi rafforzare le basi della performance organizzativa, favorendo dinamiche di collaborazione, fiducia e allineamento strategico, e offrire alle organizzazioni strumenti concreti per governare la complessità anziché subirla.
MB: Il patrimonio più prezioso di un’impresa sono le persone: i vantaggi competitivi legati ai prodotti o alle soluzioni tendono a ridursi nel tempo; ciò che resta davvero è il valore di chi compone l’organizzazione. Tuttavia, oggi nessuno è in grado di ottenere risultati eccellenti da solo, né può fare affidamento esclusivamente sulle proprie competenze individuali. Abbiamo bisogno degli altri per guidare processi di change management o, più semplicemente, per innalzare gli standard di performance. In questo senso, le competenze strategico-relazionali diventano fondamentali per costruire team di successo. L’attenzione, l’ascolto e l’orientamento verso gli altri sono elementi imprescindibili per elevare il nostro modo di lavorare: non snaturano le nostre specificità, ma le arricchiscono grazie al valore generato dal confronto. Non si tratta di una semplice retorica sull’importanza del lavoro di squadra, bensì della capacità di far convergere gli obiettivi individuali con quelli dell’organizzazione, potenziandoli reciprocamente.
Daniela Caraiman