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Esistono percorsi professionali che nascono in un ufficio e si sviluppano tra meeting e scrivanie, altri si costruiscono viaggiando, esplorando nuove culture e affrontando sfide inaspettate. La carriera di Andrea Risatti, Vice President e Head of Department Forging di SMS India Private Limited, rientra sicuramente nella seconda categoria.
Una carriera iniziata con un biglietto di sola andata per l’Arabia Saudita e proseguita in oltre 40 Paesi, in un continuo confronto con realtà e mentalità diverse. Il recente riconoscimento come Expat Manager del Gruppo Giovani di Federmanager celebra non solo i suoi risultati professionali, ma anche il coraggio di uscire dalla zona di comfort e la capacità di adattarsi a contesti completamente diversi da quelli a cui si è abituati.
Come è iniziata la tua carriera? Quali motivazioni o abilità ti hanno spinto a intraprendere questo percorso?
Era il 2005, avevo 24 anni e avevo appena concluso gli esami per la laurea specialistica in Ingegneria Gestionale all’Università di Udine. L’azienda Danieli Officine Meccaniche S.p.A. mi contattò per un colloquio e il giorno stesso venni assunto, tre mesi prima di laurearmi. Fino a quel momento, non avevo mai preso un aereo in vita mia, nemmeno per motivi di vacanza, eppure, un mese dopo, mi trovai in Arabia Saudita.
Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di lavorare in circa 40 paesi e vivere in vari luoghi del mondo per periodi significativi, tra cui in Arabia Saudita Iran, Emirati Arabi, Russia, Bielorussia e India. Ho sempre operato nel settore dell’impiantistica industriale applicata alla siderurgia, concentrandomi su acciaio e metalli non ferrosi. Ricordo quel periodo con emozione: ogni passo che facevo era un’avventura, ogni sfida un’opportunità di crescita.
Gestire un dipartimento in un contesto internazionale come SMS India comporta delle sfide culturali. Quali sono le principali differenze che hai incontrato e come le hai affrontate?
Le principali differenze culturali le ho riscontrate in India, un Paese che assale i sensi e l’anima, rendendo impossibile restare indifferenti. Mi piace definirla la “Nazione meno noiosa al mondo!”. Gandhi credeva che solo una rivoluzione spirituale potesse risolvere i problemi dell’umanità, ma quella rivoluzione in India non è mai avvenuta. Le contraddizioni sono immense: un miliardo e mezzo di persone che vive nello stesso spazio ma non nello stesso tempo.
Gestire un dipartimento in questo contesto richiede flessibilità, empatia e una comprensione profonda delle dinamiche locali. Qui la comunicazione è spesso più indiretta rispetto a quella occidentale: è fondamentale “leggere tra le righe” e comprendere il contesto per evitare malintesi. Ho affrontato questa sfida costruendo relazioni personali con i colleghi indiani, partecipando a incontri informali e mostrando rispetto per le loro tradizioni e valori.
Inoltre, la percezione del tempo è più flessibile, e le scadenze sono generalmente percepite come orientative piuttosto che assolute. Ho dunque imparato a essere paziente e a pianificare con margini di tempo più ampi, assicurandomi di comunicare chiaramente le priorità e le aspettative.
C’è stata una persona che ti ha insegnato qualcosa di fondamentale per la tua carriera?
Le persone con cui ho lavorato nella mia prima azienda in cui sono stato impiegato, hanno avuto un’influenza decisiva sulla mia carriera. In tutte le filiali e cantieri esteri in cui ho lavorato, ho riconosciuto lo stile con cui i dipendenti si identificavano; un modo di pensare basato su valori fondamentali: innovazione in azione, il lavoro duro, desiderio di vincere sul mercato, volontà di distinguersi, dedizione e sacrificio.
Oggi, ritrovo lo stesso approccio presso SMS India, dove sono attualmente impiegato. In questa organizzazione, non sono valutato solo per i risultati operativi e commerciali, ma anche per la crescita del mio team – soprattutto in termini di inclusione e diversità.

Quali qualità ritieni essenziali per un leader e come le metti in pratica nel tuo ruolo di Vice President?
In qualità di Vice President mi impegno a lavorare con umiltà, riconoscendo il valore e le competenze di ciascun membro del team. Affronto le sfide con coraggio e determinazione, cercando soluzioni rapide ed efficaci e al tempo stesso con curiosità, per favorire l’innovazione e la crescita continua. Credo fermamente nella servant leadership, dove il leader si mette al servizio del proprio team, supportandolo e facilitandone il successo.
Cerco, infine, di essere il capo che avrei voluto avere, ispirando gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più. Un approccio che mi ha permesso di rimanere focalizzato sugli obiettivi creando al tempo stesso un ambiente di lavoro inclusivo e stimolante.
Cosa ha significato per te il premio di Expat Manager del Gruppo Giovani di Federmanager e come ha influenzato la tua carriera e il tuo approccio al management?
Questo riconoscimento ha avuto per me un significato profondo, specialmente per il riferimento alla categoria “expat”. Dopo aver lavorato per diversi anni in piccole e medie imprese a conduzione familiare, sentivo il bisogno di un cambiamento. Nonostante un’intensa ricerca in Italia, con oltre 3000 candidature su LinkedIn e circa un colloquio al mese, non riuscivo a scovare un’opportunità soddisfacente. Ho trovato ciò a cui aspiravo in SMS India Limited Pvt, dove si respira l’impronta tedesca dell’SMS Group, caratterizzata da un corporate environment meritocratico orientato al risultato e alla produttività e all’innovazione.
L’opportunità che mi era stata offerta era in India, e così ho scelto di lasciare un ambiente comodo e sicuro per orientarmi verso una crescita stimolante. La fortuna è stata avere una moglie che mi ha supportato in questa decisione e ha affrontato al mio fianco questa sfida.
Vivere viaggiando significa sentirsi costantemente fuori equilibrio. Si sceglie di rinunciare al comfort familiare della casa, degli amici e delle cose materiali: nulla è davvero nostro, se non gli oggetti essenziali. Eppure, è proprio questo incontro quotidiano con l’ignoto che ci permette di crescere rapidamente, costringendoci a fare affidamento solo su noi stessi e a superare i nostri limiti.
Daniela Caraiman