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In un mondo del lavoro in costante trasformazione, la formazione deve evolversi di pari passo, sfruttando le opportunità offerte dalla digitalizzazione. A guidare questa rivoluzione in Aruba è Italo Piroddi, che insieme al suo team ha dato vita ad Aruba Academy, un hub di crescita e innovazione.
In questa intervista, ci porta dietro le quinte di questa eccellenza, raccontandoci il valore delle soft skill, l’importanza di un apprendimento continuo e pratico e le grandi potenzialità dell’Intelligenza Artificiale applicata alla formazione.
In qualità di Head of Aruba Academy, ci può dire di cosa si occupa nello specifico e quali sono state le principali tappe e sfide del suo percorso?
La mia carriera inizia nel 2000 in Sky Italia, all’interno del team Formazione e Ricerca. Successivamente, sono stato contattato da Aruba per una sfida entusiasmante: creare un’Academy interna, un hub strategico dedicato alla crescita delle persone e che oggi gestisce l’intera formazione aziendale.
Attualmente sono alla guida di un team di otto specialisti, con cui sviluppiamo e-learning, scuole tematiche e, più recentemente, stiamo dando vita alla “Scuola dei Servizi”, un percorso di certificazione interno volto a valorizzare il know-how aziendale. Credo fortemente che l’apprendimento sia un viaggio continuo, ed è proprio questa mentalità a rappresentare la nostra forza.
Oggi il mio focus è sull’Intelligenza Artificiale applicata all’apprendimento, un tema che considero centrale per il futuro e che approfondisco nel mio libro, Superpotere dell’Apprendimento con l’IA, in uscita a maggio. Il messaggio chiave è di non smettere mai di imparare, innovare, condividere e adattarsi. È grazie a questo approccio collaborativo che l’Academy è diventata un asset strategico, rafforzando la relazione con atenei come il Politecnico di Milano e Torino e l’Università di Pisa, per attrarre talenti attraverso percorsi concreti e di valore.
Ora puntiamo sulla personalizzazione attraverso corsi su misura, tecnologie innovative e formazione integrata nel lavoro. Oggi non basta più imparare: bisogna farlo nel momento giusto, quando serve davvero.
Quali sono state le soft skill che hanno influito maggiormente nel raggiungimento dei suoi traguardi?
A mio avviso, le soft skill sono la chiave del successo, anche in un’azienda altamente tecnica come Aruba. Le competenze specialistiche sono certamente fondamentali, ma è l’abilità di integrarle con quelle trasversali a fare la differenza.
Nel mio caso la leadership è stata essenziale, non intesa come esercizio di autorità, ma come la capacità di creare un ambiente stimolante, dove le persone si sentano valorizzate e abbiano lo spazio per esprimersi al meglio. Un altro pilastro è la comunicazione, intesa come la capacità di dialogare in modo chiaro e senza fraintendimenti con interlocutori diversi, dalla direzione ai colleghi, fino ai partner esterni.
Un’altra competenza cruciale è il problem solving, o meglio, il pensiero critico: saper leggere le situazioni, anticipare i problemi, proporre soluzioni. E, naturalmente, l’adattabilità. Negli ultimi anni, ho riorganizzato il mio team ben quattro volte per rispondere all’evoluzione costante della nostra azienda, a dimostrazione del fatto che il cambiamento non va subito, va guidato.
Infine, ascolto ed empatia sono più che mai indispensabili. In un contesto dinamico e complesso come il nostro, comprendersi e supportarsi a vicenda è una necessità per crescere insieme.
Che ruolo ha per lei la formazione in azienda e quali reputa essere le sfide presenti e future in questo campo?
Oggi la formazione è strategica: permette di crescere e restare competitivi. Il nostro compito è allineare le competenze agli obiettivi aziendali, innovando continuamente per rispondere alle nuove sfide.
Una delle più grandi, a mio avviso, è la personalizzazione. Non esiste più la formazione “di massa”, ma occorre rispondere ai bisogni di ogni persona, anche all’interno dello stesso team. Per questo abbiamo creato il modello PEC (Propedeuticità, Esperienzialità, Consolidamento), un percorso su misura che integra digital learning, coaching, formazione in aula e pratica sul campo.
Un altro aspetto cruciale è la misurazione dell’impatto, volta a dimostrare che la formazione di valore può realmente migliorare la produttività e le performance. Ciò è possibile solo integrandola al lavoro, affinché le competenze acquisite vengano applicate immediatamente.
E poi c’è l’Intelligenza Artificiale, che rivoluzionerà l’apprendimento rendendolo più rapido, efficace e personalizzato.

Quali sono le trasformazioni che reputa essenziali nel campo della formazione aziendale?
Uno degli aspetti più importanti è il passaggio dall’istruzione alla sperimentazione. La teoria fine a sé stessa non è più un’opzione contemplabile: occorre sviluppare un apprendimento pratico basato su scenari realistici, simulazioni, progetti concreti. Ciò rende la formazione non solo più utile, ma anche più coinvolgente.
Altro punto saliente è la formazione continua. L’apprendimento non può essere relegato a momenti isolati, ma deve essere costante, diventando parte integrante del lavoro quotidiano. Affinché ciò avvenga servono strumenti di supporto adeguati, piattaforme capaci di favorire lo scambio tra colleghi attraverso la condivisione di soluzioni reali a problemi reali.
Data la sua personale esperienza, quali consigli darebbe ai giovani che si approcciano al mondo del lavoro e in particolare al suo ruolo?
Il primo consiglio che ripeto spesso è: siate curiosi. Non fermatevi mai a ciò che già sapete, ma continuate a informarvi, sperimentare e osservare l’evoluzione dei processi che gestite. Se mi fossi fermato alla formazione di quindici anni fa, oggi sarei sicuramente fuori gioco. Ricordo quando, circa otto anni fa, introdussi i primi webinar e le aule virtuali: sembrava fantascienza. Eppure, sono diventati strumenti che ci hanno permesso di ottimizzare tempi e risorse, rendendo la formazione molto più rapida ed efficace.
La curiosità è fondamentale ed è una delle competenze che più cerco nel mio team: persone con la voglia di imparare, di fare domande, di proporre nuove soluzioni. Chi non ha questo spirito fatica a crescere, sia a livello personale sia professionale.
Il secondo consiglio è acquisire competenze digitali. Oggi ogni processo aziendale è mediato dalla tecnologia. Conoscere le piattaforme e-learning, gli strumenti di sviluppo digitale e, soprattutto, l’intelligenza artificiale è imprescindibile per restare competitivi.
Inoltre, è fondamentale sviluppare una mentalità orientata ai dati. Oggi, e sempre più in futuro, è essenziale misurare l’impatto delle azioni intraprese. Gli analytics sono uno strumento cruciale per comprendere cosa funziona e per prendere decisioni strategiche basate su dati concreti.
Infine, consiglio di trovare un equilibrio tra visione strategica e operativa. Bisogna saper innovare, ma anche tradurre le idee in azioni concrete. Questo vale non solo nella formazione, ma in qualsiasi ambito. E, naturalmente, saper lavorare in squadra è indispensabile: oggi, nessun progetto si realizza da soli.
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Giorgia Raguzzi