L’analisi di clima aziendale – intervista a Massimiliano Bergomi

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Ci parli della sua carriera come consulente e formatore: qual è stata l’evoluzione della formazione? 

Ho iniziato la mia carriera come ricercatore in ambito economico presso uno studio molto importante di Brescia, che mi ha permesso di avvicinarmi al mondo delle risorse umane. Ciò mi ha portato ad approfondire questa tematica fino a farla diventare l’area di mia competenza; infatti, dagli anni ’90 ho fondato e gestito il settore della selezione del personale e della formazione all’interno di una importante società consortile pubblico-privata che operava nei distretti industriali. La mia esperienza come formatore parte proprio da quegli anni, caratterizzati dall’esistenza del Fondo Sociale Europeo, durante i quali si è iniziato a parlare di formazione e didattica. Mi sono specializzato in alcuni ambiti come formatore professionista e, rispetto ad allora, posso dire che oggi la formazione è cambiata enormemente. Siamo partiti dalla lezione frontale e siamo giunti alla formazione esperienziale, che secondo me è essenziale per far sì che le persone si immergano nella realtà empirica e non solo teorica. Bisogna mettere le persone nelle condizioni di sperimentare. Una delle tecniche di oggi è la metodologia Lego Serious Play, grazie alla quale i formatori o meglio i facilitatori guidano i processi e danno la possibilità alle persone di scoprire gli obiettivi da portare a casa in una giornata d’aula. 

Quali sono i valori strategici della formazione per le aziende? 

Considero la formazione come un diritto di cittadinanza, perché chi non è formato ha grandi difficoltà nel mantenimento del proprio lavoro. Oggi le soft skills diventano obsolete molto prima rispetto al passato; quindi, è necessario aggiornarsi e investire in formazione per esercitare il pieno diritto di cittadinanza. Le persone devono intraprendere percorsi di formazione in primis per loro stesse, perché la cosa più importante per un dipendente è fornire all’azienda le proprie competenze ed esperienze, che necessariamente richiedono di essere aggiornate. Il rischio è essere esclusi dal mercato del lavoro così come da un diritto di cittadinanza. 

Intervista a Massimiliano Bergomi, CEO Sesvil Srl & Senior Head Hunter, un dialogo sull'evoluzione e sui valori strategici della formazione.

Quale valore aggiunto dà la formazione alle PMI?  

La formazione nelle PMI è necessità assoluta: permetterebbe loro di fare un passo avanti e sganciarsi da un approccio paternalistico. La formazione per le PMI è una via di evoluzione anche culturale. Ciò implica lavorare in termini di sensibilità e non considerare la formazione come ancillare alle attività aziendali. Dobbiamo elevare tutti gli attori delle organizzazioni e fare formazione anche con le figure operative. Lavorare solo con i vertici, pensando che poi vi sia una contaminazione, non basta, ma bisogna formare anche chi sta sotto. Affrontare questa sfida significa passare da una cultura unicamente centrata sul fare – forte nelle nostre realtà – ad una cultura anche del sapere e del saper essere, che completa la visione e la competenza di qualsiasi dipendente.  

Che valore dà all’analisi del clima aziendale, tema di cui parla il suo libro? 

Parto dal presupposto che l’intento con cui ho scritto il libro è quello di suggerire come oggi ci si dovrebbe approcciare per attivare un’analisi di clima che abbia una sua attendibilità scientifica, cioè nel momento in cui si ascoltano le persone e si raccolgono informazioni, devono essere adottati determinati criteri ed una certa metodologia per effettuare un’analisi di clima che permetta di trattare le informazioni raccolte. L’analisi di clima oggi è uno strumento formidabile in mano alle organizzazioni perché consente loro di essere pronte ad affrontare gli effetti della pandemia, quali per esempio le dimissioni volontarie. Inoltre, insegna a prendersi cura delle persone che lavorano nelle aziende attraverso un ascolto costruttivo basato su una metodologia rigorosa; sottovalutare questo aspetto comporta il rischio di ampliare la distanza tra organizzazione come struttura e vertici e dipendenti. Fare analisi del clima non a caso scientificamente si chiama “ricerca – intervento”, perché nel momento in cui si attiva un’analisi di clima, le persone – essendo sollecitate dall’analisi stessa – si sentono più importanti; sensazione, questa, che porta loro ad adottare gradualmente un comportamento diverso nei confronti dell’organizzazione. 

Che consigli darebbe ad un giovane che sta entrando nel mondo del lavoro? 

Considerando che oggi viviamo in un contesto molto complesso, è importante per un giovane capire dentro di sé qual è la strada migliore da percorrere. Per farlo, è necessario che investano del tempo in questa introspezione e trovino qualcuno con cui possano confrontarsi profondamente, cercando di non chiedersi solo quali saranno i settori con maggiore richiesta nel futuro. Ciò che conta è il proprio interesse e la propria attitudine. Ai giovani dico di ascoltare se stessi e iniziare a domandarsi cosa vogliono da un lavoro, così da ridurre lo spazio di manovra. Individuare ed entrare in un contesto che intercetti i loro interessi porterà i giovani a dare all’azienda qualcosa di meraviglioso. 

Luca Brambilla