La formazione continua: intervista a Massimo Soriani Bellavista

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Dall’inizio del nuovo millennio la formazione continua è diventata un’esigenza irrinunciabile per la maggior parte dei professionisti e, per rispondervi adeguatamente, il numero dei formatori è aumentato in modo considerevole nel corso del tempo.
Sono tuttavia cambiate via via le esigenze, il modo di comunicare e il mercato stesso. 
Per aiutarci a fare chiarezza intervistiamo oggi un professionista che da oltre trent’anni lavora nel campo della formazione,
il dott. Massimo Soriani Bellavista, Responsabile scientifico del Master HR e Digital Learning at 24ORE Business School. 

Dottor Bellavista, com’è cambiato nel tempo il mercato della formazione?  

Vent’anni fa il mercato per i formatori era decisamente diverso rispetto a quello attuale.  
L’ambiente era molto favorevole per i professionisti, i quali erano affiancati da un incremento a sostegno dei finanziamenti, che però non sono sempre stati ben utilizzati e gestiti.  
Oggi invece a crescere in termini di visibilità e notorietà sono stati i talenti.  
Il mercato ha premiato nuove abilità, quali la creazione e lo sviluppo di nuovi format
Ci siamo ritrovati a vivere in quello che sono solito definire “sistema premiante a clessidra”, cioè quel meccanismo che oggi favorisce e premia il vero talento.  
Un mondo finalmente fatto di opportunità e di aspettative che apre le porte e sostiene i più bravi. 

Poco fa ha parlato di investimenti mal gestiti. Che cosa intende esattamente? 

La vera criticità risiede nel progettare e disegnare dei piani rapportandosi esclusivamente al budget finanziato che – nonostante ricopra un ruolo decisamente importante – fa subentrare un meccanismo che rischia di inficiare la corretta gestione dei finanziamenti.  
Per essere realmente efficace e funzionale, un piano ha bisogno di essere progettato in modo strategico e solo in un secondo momento si dovranno fare i conti con il reperimento dei budget (finanziati e non). 

Quanto ha inciso dal suo punto di vista il processo di digitalizzazione sulla formazione? 

L’avvento del digital marketing ha spezzato i meccanismi di relazione con il cliente finale, oggi siamo tutti alla portata di un click.
Imparare a gestire la propria comunicazione e visibilità online, cosa che prima veniva fatta esclusivamente attraverso i libri e i convegni, ha consentito una maggiore facilità di emergere.
Oggi i formatori della nicchia high level sono diventati come le modelle: arrivano a fatturare di più dell’agenzia che li rappresenta. Con il digitale si è invertita la dinamica del rapporto con il cliente, creando quello che io definisco il “formatore aumentato”. 

Intervista a Massimo Soriani Bellavista, Responsabile scientifico del Master HR e Digital Learning presso 24ORE Business School.

Immagino che si riferisca a un’integrazione tra le competenze classiche e l’utilizzo dei nuovi device mediali, è corretto?  

Proprio così! Il formatore aumentato è colui che ha imparato a introdurre le tecnologie nei processi classici di gestione: progettazione e erogazione formativa, rapporto con il cliente, visibilità e produzione di know-how.
Nel mercato attuale le carte in gioco sono tutte a vantaggio del formatore aumentato, in quanto è il sistema stesso ad averlo indotto a cambiare le dinamiche progettuali della formazione. 

Dato il cambio di scenario rispetto al passato, quali sono le caratteristiche del formatore del futuro? 

Il formatore per avere successo deve essere in grado di incidere sulle performance.
Non più un formatore, ma un performatore che con la vera e propria gestione di ogni singolo atto comunicativo, modifichi i processi di business, rendendo misurabile il proprio intervento.
Non basta incrementare le competenze, bisogna cambiare i processi, altrimenti avremo persone teoricamente preparate che non ottengono risultati.
È importante ricordare che quello che conta per le aziende è la resa, la performance appunto. 

Prima di salutarci… quali sono i criteri con cui scegliere il proprio percorso di carriera in questo campo e che suggerimenti darebbe a un giovane che vuole iniziare questa professione? 

Per un giovane in primis direi che deve avere curiosità e il piacere di relazionarsi con le persone in una ottica di aiuto e sviluppo.
Infatti, il vero successo di un formatore è dato dal successo dei suoi allievi e partecipanti.
Deve avere delle basi solide sui fondamentali del formatore e del servizio formazione, ma al tempo stesso deve formarsi sulle nuove tecnologie e su una formazione il più possibile trasversale; Steve Jobs diceva che i migliori programmatori in Apple erano quasi tutti musicisti.
Lo stesso vale per un “formatore aumentato” dovrà avere oltre che una cultura umanistica anche una cultura scientifica e degli analytics.
Come ultimo ingrediente dovrà avere un approccio multidisciplinare che gli permetta di abbattere i silos organizzativi e lavorare sempre più in team con funzioni aziendali sia verticali che trasversali.
E come competenza trasversale principe dovrà sviluppare una capacità comunicativa negoziale complessa per la soddisfazione dei clienti interni e dei vari stakeholder.  

Luca Brambilla