Cambiamento, inclusività e valorizzazione del capitale umano: intervista a Silvia Pagliuca

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Silvia Pagliuca, giornalista ed esperta di comunicazione, analizza il contesto lavorativo odierno evidenziando sia gli ostacoli legati all’incertezza sia le opportunità offerte proprio da questa instabilità. Racconta con ottimismo come le nuove generazioni stiano cambiando la società, incentivando le aziende a valorizzare l’inclusione e la parità.

Sei una giornalista che ha intervistato molte persone, come ti senti oggi a essere tu a raccontare la tua storia?

Non è mai facile raccontare di sé, ma questa attività ci dà il tempo di fermarci a ragionare su ciò che stiamo facendo, mentre lo stiamo facendo. Il mio mestiere corre veloce, spesso cerca di anticipare i tempi, e talvolta porsi dall’altro lato aiuta a guardare il proprio percorso dall’esterno, con distacco.

Partiamo dalle origini: da dove nasce la tua passione per il giornalismo e in generale per il mondo della comunicazione?

Mi raccontano che fin da molto piccola osservavo le giornaliste in televisione (Lilly Gruber, Tiziana Ferrario, Maria Luisa Busi…) provando a imitarle e già alle scuole elementari scrivevo racconti utilizzando inconsapevolmente un approccio giornalistico. Quando mi domandavano cosa volessi fare da grande rispondevo sempre “la giornalista”.

Ho sempre amato la lingua italiana e le parole, e la mia innata curiosità mi ha spinto a trovare un mestiere che mi permettesse di continuare a scoprire, di confrontarmi ogni giorno con persone e situazioni diverse. Questa passione si è trasformata nel mio lavoro.  

Sei una giornalista di successo che collabora con ambiziose testate come il Sole24Ore e il Corriere. Qual è stata la sfida più importante della tua carriera?

Non mi definirei “di successo”, ma “in cammino”. In questo percorso, la sfida è quotidiana e consiste nell’abituarsi a una carriera non lineare. Quando ho iniziato l’università questa tendenza era imprevedibile. Ho terminato il master biennale in giornalismo nel 2013, nel pieno della crisi globale, e ho dovuto maturare la consapevolezza che non avrei mai avuto una carriera giornalistica tradizionale, che le redazioni non mi avrebbero offerto subito un posto di lavoro.

Se da un lato questa mancanza di certezza può spaventare, dall’altro può aprire a innumerevoli opportunità: nel mio caso ha acceso in me la lampadina dell’imprenditorialità, spingendomi a conoscere le mie potenzialità e trovare i settori in cui esprimerle al meglio.

In Accademia insegniamo la Comunicazione Strategica proprio per facilitare il raggiungimento di obiettivi sfidanti in un contesto complesso come quello che hai descritto. Scrivi in blog come La Nuvola del Lavoro, AlleyOop e LINC che trattano l’evoluzione del lavoro. Come sta cambiando il contesto in cui operiamo?

Il mondo del lavoro sta cambiando profondamente, a livello tecnologico (basti pensare alla rivoluzione dell’AI), ma anche organizzativo e culturale. Sono trasformazioni impossibili da fermare. In questo contesto, il capitale umano è chiamato a rinnovarsi, a evolvere e a guidare il cambiamento. Tutto questo, da un lato può generare smarrimento, ma dall’altro, può attivare nuove sfide e consapevolezze, favorendo percorsi di crescita ad alto potenziale, per i singoli e per le aziende. Le organizzazioni che vogliono avere un vantaggio competitivo devono puntare sulla formazione, sul benessere e sulla diversità, uscendo dalla concezione rigida e tradizionale del lavoro.

Sei autrice di due libri che pongono al centro il tema della parità di genere. Quali difficoltà hai riscontrato in quanto donna durante la tua carriera? E quali prospettive future vedi sotto questo aspetto?

Anche il settore giornalistico, così come molti altri, non è esente da tematiche di genere. Nel mio caso, ho cercato di spostare l’attenzione dal mio essere donna al valore aggiunto che potevo apportare con le mie competenze. E ho fatto di queste tematiche parte della mia attività professionale, per aumentare la consapevolezza sociale e spiegare perché è importante agire per società più eque e paritarie. Come emerge anche nei libri che ho curato e scritto per Il Sole 24 Ore, avere organizzazioni paritarie non è solo eticamente giusto, ma è anche vantaggioso in termini di maggiore competitività. Senza contare che agire per la parità significa rendere le nostre società più sostenibili. Le nuove generazioni oggi non solo pretendono la parità di genere, ma la danno per scontata e non tollerano più atteggiamenti discriminatori, anche quelli meno visibili. Questo impone alle aziende un cambio di passo radicale, reale e coerente, che non contempli attività di pink washing e social washing, e che si basi su una leadership aperta al cambiamento e capace di ascoltare i reali bisogni delle persone.

Che consigli daresti a un giovane che si affaccia per la prima volta al mondo del giornalismo?

I giovani hanno grande bisogno di orientamento, di consigli, di visioni allargate. Di confronti aperti, senza giudizio. Ogni storia è a sé, ma un consiglio può essere comune a tutti e tutte: individuate il vostro valore unico, lavorate su voi stessi e siate proattivi. Non aspettatevi che le opportunità arrivino da sole. Se volete collaborare con una redazione, mostrate il vostro spirito imprenditoriale, presentatevi con un’idea che, seppur acerba, rispecchi il vostro vissuto. Rendetevi riconoscibili per il valore che voi potete portare agli altri. E non smettete di credere in voi stessi, ma lavorate ogni giorno per rendervi migliori.